Una lettera a Italians

Pubblico di seguito una lettera apparsa sul blog di Beppe Severgnini, perché mi ritrovo in molte delle situazioni vissute da chi scrive (e nei commenti).

Italians in fuga, come li vede chi resta
Cari Italians, quando ci si trasferisce all’estero, si viene percepiti da chi rimane a casa in diversi modi. Ecco le possibilità che ho riscontrato io in 18 mesi di espatrio.1) Quello che ha fatto la cosa giusta andando via. Si dice di te: “Beata te che sei fuggita! Lo farei anche io, ma non posso.” Questa frase è tipica di persone che si lamentano continuamente dello stato delle cose, ma poi non fanno nulla per migliorare la situazione. La colpa è sempre del governo ladro, dello spread, del cane del vicino che abbaia troppo, mai loro. La soluzione? Fuggire all’estero. Ah peccato che loro proprio non possano: c’é la zia malata, il mutuo da pagare, il buco nell’ozono, l’eritema che incombe. Insomma andrei via, ma proprio non posso. Ciò che queste ignare persone non sanno è che, se si trasferissero all’estero, dopo poco tempo inizierebbero a lamentarsi anche della situazione del paese d’adozione, senza agire per migliorarla, ma sempre incolpando gli altri e sognando ancora di scappare 2) Quello che è andato via per “fare la bella vita mentre noi siamo qui a crepare.”. In pratica si viene visti come il traditore, il codardo che ha abbandonato il terreno della quotidiana lotta per la sopravvivenza, per andare a stare meglio a discapito di chi rimane. Ciò che sfugge del tutto a coloro che percepiscono l’espatriato in questo modo è un fatto di un’ovvietà quasi fastidiosa: la vita all’estero non è più facile di quella a casa propria. Ci sono problemi diversi, sfide differenti e nuove, ostacoli che in Italia non ci sarebbero stati. Ma di grane ce ne sono comunque e, come si usa dire, noi espatriati non siamo qua a pettinare le bambole. 3) Quello che ha avuto il coraggio di andare via, buon per lui ma l’espatrio non fa per me. Chi pronuncia questa frase di solito é onesto con se stesso ed equilibrato abbastanza da capire che fuggire non è la soluzione, che l’esperienza dell’espatrio può essere interessante, ma non è detto che faccia per tutti. Altre percezioni anyone?

Se interessati, potete leggere altre storie da Monaco qui.

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