Parliamo di sesso.

La danza delUno dei criteri per misurare l’atmosfera di un paese, di cui non avevo mai preso coscienza durante i miei viaggi, ma a cui ho iniziato a interessarmi da quando vivo all’estero, è il rapporto degli abitanti con il sesso.

Madagascar: i ventilatori. Il Madagascar rientra senza dubbio alcuno nella categoria che definirei dei paesi caldi. Dove, cioè, si respira un’energia sessuale strabordante, ad ogni angolo di strada. Ma, più che per strada, il fenomeno si palesa con prepotenza nel luogo in cui le nuvole di fumo e i fumi dell’alcol, abilmente mescolati al ritmo ondulante dei tamburi africani, fanno credere anche al più imbranato degli uomini di poter divenire un vero latin lover, almeno per una sera. Parlo, evidentemente, della discoteca. Se il concetto ancora non fosse chiaro, lo renderò di più immediata comprensione : tutti hanno voglia di fornicare. E tutti fornicano. Ora la scelta del termine non è casuale. Cito infatti da Wikipedia : « Nel senso più ristretto fornicare significa avere un rapporto sessuale volontario fra persone non sposate tra loro. Questa pratica è o è stata ritenuta illegale da vari sistemi giuridici, ed altresì condannata da alcune religioni ». Ebbene, nel caso malgascio, il governo, guidato da un dj (eh sì, ci sono paesi che stanno messi peggio di noi)  è troppo occupato a tentare di far riconoscere la propria legittimità alla comunità internazionale per occuparsi di quanto avviene sotto alle lenzuola dei propri cittadini. Tra di loro o con gli expat. Nelle discoteche malgasce, dunque, la pratica della fornicazione è ampiamente tollerata e raccoglie molti adepti. Quasi tutti non sposati. Almeno non tra loro. Magari non è esattamente nei locali che le cose avvengono concretamente (anche se conoscevo un baretto con una camera disponibile a 10 dollari l’ora per i più impazienti), ma è certamente lì che tutte le fasi del “corteggiamento” si svolgono. Le sale buie strabordano di allegre signorine dal trucco sbrilluccico  e dagli abitini succinti. Quando non impegnate a danzare, sensuali, osservandosi con voluttà davanti allo specchio, queste giovani (ma non sempre) e avvenenti signorine si lanciano in tattiche di seduzione di varia natura. Dalle più timide (come, ad esempio, la danza del ventilatore, altrimenti conosciuta come sballottolo-il-sedere-sul-tuo-pene-fingendo-noncuranza) alle più ardite (un classico anche da noi per le più emancipate: la evergreen mano sul pacco. Personalmente esperita con – dice lui – terrore da P. in una delle nostre serate). Ora, avendo assistito coi miei occhi, in diverse occasioni, a questa sarabanda di attenzioni cordiali abilmente orchestrata dalle signorine, davvero non me la sento di giudicare male il povero imbranato di cui sopra. Che, diciamoci la verità, nel 99% dei casi non hai mai visto una figa in vita sua. E che, peraltro, sempre nel 99% dei casi, è in Madagascar proprio per vederne una. E farci robe possibilmente. Senza quasi mai valutare le conseguenze. Queste persone rientrano nella categoria battezzata da me e P. dei pirati. Il fenomeno è ampio e meriterà un post a sé tra qualche giorno.

Cambogia: gli sniffamenti. Alla luce delle vicende malgasce, oggi non posso che definire la Cambogia un paese tiepido. Anzi no freddo. Anzi… polare. Di ventilatori e culi sballottanti nemmeno l’ombra, non sia mai. Le donne, soprattutto quelle per bene,  sono implicitamente invitate a non vestire in maniera volgare. Intendiamoci, siamo ben lontani da certe restrizioni che implicano veli e cinture di castità di certi paesi musulmani. Ci si limita a un appello cortese alla più logica decenza: niente spalle scoperte, niente scollature ammiccanti ca va sans dire, e per carità niente gonne al di sopra del ginocchio. Fin qui, in fondo, tutto bene. Ma torniamo all’argomento che dà il titolo a questo post: il sesso. Dopo circa sette mesi di vita cambogiana, il rapporto dei locali con questo – direi io – naturale fenomeno resta per me un mistero da svelare. Qualche indizio sul fatto che, sotto le coperte, non scoppiettino proprio i fuochi d’artificio, l’ho tuttavia avuto. E risiede nella pratica più spontanea del mondo, o almeno così credevo: il bacio. Ebbene. No. In Cambogia non ci si bacia. Cioè non è che non ci si bacia in pubblico o in certi contesti specifici ove sarebbe considerato sconveniente. Non ci si bacia e basta. Punto. Nemmeno nell’intimità. La cosa è considerata disgustosa. Ahimè. Al posto dell’umido scambio di saliva, i cambogiani prediligono lo sniffamento. Urge probabilmente una spiegazione più concreta: lei o lui inclina leggermente la testa e il partner si avvicina al collo a una distanza non superiore ai 10 cm per assaporarne il profumo. Questo gesto è considerato fortemente erotico e, conseguentemente, altamente sconsigliato in pubblico. Mi assumo il rischio di essere tacciata di razzismo o, peggio, di mancanza di apertura culturale, di una visione antropologica limitata, però cazzo! Secondo me stan messi male. Quasi quasi rimpiango i ventilatori.

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3 thoughts on “Parliamo di sesso.

  1. Buongiorno! Io abito in Germania, a Monaco, quindi tutto un altro tipo di ambiente! Il sesso lo vedo confinato in due luoghi: le case “protette” e i negozi di articoli erotici. Ce ne sono abbastanza di entrambi, soprattutto le case chiuse sono abbastanza in evidenza, con cuori rossi alle finestre e nomi espliciti, tipo appunto “la casa dell’amore”.

  2. Pingback: Panta rei | Diario di una viaggiatrice schizofrenica

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