Giornale di viaggio. 30 settembre 2011. Di memoria e di aironi.

Ieri, i giovani venditori di braccialetti. Oggi è il turno di uno spettacolo meno gioioso. La nostra postazione sulla spiaggia è infatti presa d’assalto da mendicanti. Mutilati. Quasi tutti avanzano a stento aiutandosi con delle stampelle, privati di un piede, nel migliore dei casi, di un intero arto in quelli più sfortunati. La loro età non lascia adito a dubbi sulle cause di queste mutilazioni: le mine antiuomo. Se ieri abbiamo potuto mostrarci riluttanti a fare la carità ai bambini – un rifiuto giustificato dalla consapevolezza che offrire loro denaro non fa che contribuire a mantenerli sulla strada – oggi negare qualche soldo a questa povera gente che, nella sua condizione di invalidi, amputati, deturpati, sembra aver perso ogni residuo di dignità, qualsiasi slancio di decoro, è praticamente impossibile. Questa sfilata di miseria ha il merito di ricordarci brutalmente che il passato di violenza della Cambogia è ancora vivo nei ricordi e nei corpi della popolazione e che, dietro gli sfarzi degli hotel e dei casinò in costruzione, dietro il lusso delle grosse automobili e le acconciature all’ultima moda, giace una memoria collettiva vivida e ancora sanguinante.

Al calar della sera. Il cielo si è ripulito, la marea ora è bassa e le rocce, prima sommerse dalle onde, riemergono in superficie offrendosi con fierezza agli uccelli marini. Un airone grigio – sottile, elegante – improvvisa di fronte a noi la sua danza della caccia. Si posa. Osserva le acque, poi di nuovo volteggia. Saltella curioso, tra un masso e l’altro, in cerca della cena. La giornata volge al termine e il cielo di tinge di rosa. Da lontano osserviamo con cupidigia le isole al largo. Da questo arcipelago, di cui ho già sentito tessere le lodi – spiagge cristalline e fondali misteriosi da esplorare – ci separano solo poche ore in barca. É uno spettacolo che abbiamo sapientemente deciso di rimandare a un prossimo viaggio. La Cambogia è un ricco territorio, ma non molto vasto: io e P. non vogliamo guastarcene le bellezze a causa di un’eccessiva foga di vedere, trovare, scoprire, conoscere.

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