Giornale di viaggio. 28 settembre 2011. Di putti e apsara

Secondo giorno sulla costa. Ieri abbiamo deciso di esplorare la zona in bicicletta. La città è circondata da spiagge di disuguale bellezza. Ci siamo spinti verso ovest in una zona in cui i turisti non osano addentrarsi, ma che sembra piacere ai locali. Qui, tutto è in fervento, un vero cantiere e, vista la velocità con cui le cose si trasformano, evolvono, convertono, tramutano qui in Cambogia, non mi stupirei se, tornando tra pochi mesi, tutto fosse diverso. Il paesaggio è per lo più dominato da hotel in costruzione. Osservandoli mi rendo conto di un paradosso sorprendente. I proprietari occidentali non nascondono la loro ammirazione per l’architettura locale e si sforzano di depurarla dai suoi tratti kitsch salvaguardandone solo le funzionalità e le linee tradizionali. Il risultato sono per lo più dei bungalow in legno, mooolto ecosostenibili, che si ergono su piloni di un metro o due. Contrariamente alla credenza popolare, secondo cui le case Khmer sono spesso palafitte per difendersi dalle inondazioni, la vera ragione per cui qui si costruisce su tralicci nasce dal garantire una maggiore areazione delle stanze e tutelarsi dall’afa appiccicaticcia. Gli Khmer, invece, sembrano privilegiare la tendenza opposta e, per dare lustro ai loro alloggi imitano le case occidentali. Quelle coloniali francesi, in particolare. É  quindi tutto uno sbocciare di colonnine e colonnati, finestre in art-decò, porte fiorite e fontane su cui possiamo ammirare veneri e putti, apsara (semidivinità danzatrici) e buddha distesi, in ginocchio, seduti o raccolti in preghiera , sempre distinti grazie al loro enigmatico sorriso. Conseguentemente la zona è piena di bianchi che ingurgitano birra sulle terrazze di legno delle case khmer, e Khmer che sorseggiano martini bianco dall’alto dei loro balconi occidentali. Giunti all’accesso alla spiaggia principale, popolata di hotel che si ergono su una collinetta a picco sul mare, ci attende un cartello che recita: “A destra, ristoranti per turisti. A sinistra ristoranti per Khmer”. E poi si parla della difficoltà di integrazione per i bianchi che vivono qui. Lo osserviamo perplessi per qualche secondo. E svoltiamo a sinistra senza nemmeno consultarci.

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